Laura Biagiotti

Laura Biagiotti

Biografia

Laura Biagiotti nasce a Roma nel 1943. Studia Lettere ma lavora fin da giovanissima nell'azienda tessile della madre che produce vestiti di alta moda. La sua passione è sempre stata la moda “Sin da bambina, con l’aiuto della sarta che veniva a casa una volta a settimana, confezionavo i vestiti alle mie bambole, spesso repliche di quelli che portavo io”. Nel 1965 realizza una collezione femminile tutta sua e nel 1972 presenta la sua prima sfilata: un successo che le vale il titolo di "Queen of cachemire" sul New York Time. Nel 1988, a Pechino, vengono presentate le più significative creazioni della carriera della stilista. Nel 1992, a New York, Laura Biagiotti riceve il premio Donna dell'Anno. Il suo profumo Roma, dedicato alla Città Eterna, è distribuito nel mondo dal 1994. Dal 1980 vive al Castello Marco di Simone di Guidonia, un monumento nazionale dell’XI secolo restaurato insieme al marito Gianni Cigna. Nel 2013 ha vestito la Nazionale femminile di tennis per la Fed Cup, disegnando le divise ufficiali. Si spegne nel 2017, all'età di 73 anni. Attualmente la casa di moda viene gestita dalla figlia.





 

Citazioni

Le signore negli anni '60 usavano la sartoria come fosse lo studio dello psicologo.

Il patrimonio italiano è fatto di idee, è un tesoro che ci è stato lasciato come testamento spirituale.

La moda è un asset importantissimo del nostro Paese, che andrebbe difeso e promosso. Credo che bisogna 'fare Italia', bisogna fare molto Italia.

 

Laura Biagiotti

Curiosità

“Regina del cashmere e del bianco, imprenditrice felice di essere proprietaria della propria griffe”. Si racconta che Laura Biagiotti fosse solita testare su se stessa e sui suoi collaboratori la comodità dei suoi capi. “Dicevano che ero matta quando pensavo gonne con la coulisse in vita perché, si sa, il corpo si stringe e dilata. Mi fa piacere aver recuperato alcune lavorazioni di tipo pregiato, come filzature, impunture, piegoline.” A chi le chiede come si definisce, risponde: “Stilista? Una parola che non mi piace. Ma è sbagliato anche dire “sarta” perché sono nata con la moda che si acquista fatta. Forse per definire quello che faccio non c’è un vero vocabolo, ma questo lavoro mi va bene così com’è”.

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